Enter your keyword

E ora diamogli una bella sistemata! (al teatro)

E ora diamogli una bella sistemata! (al teatro)

E ora diamogli una bella sistemata! (al teatro)

Bergamo, 21 ottobre 2018
Cari e gentili tutti che leggete (sperando non ci siano troppi “cancellatori” prima di vedere il contenuto) ho una richiesta da farvi. La lettura non è brevissima, ma spero risulti almeno piacevole.
Il gruppo di destinatari di questo messaggio è molto articolato: docenti che vengono con le loro classi alle matinée, genitori che in famiglia seguono le pomeridiane e serali per pubblico misto, politici locali e non, biblioteche, scuole, colleghi teatranti nostrani e di tutt’Italia, associazioni, enti locali, rete sociale del quartiere dove abbiamo base operativa e il teatro.
Parlo del Teatro di Loreto, che prende il nome dall’omonimo quartiere in cui è situato e che ha visto nostre programmazioni di Teatro Ragazzi (e non solo) grandi e piccole, oggi decisamente grandi!, a partire dalla stagione 1981-82…
Questo Teatro, affidatoci in gestione -insieme ad un altro spazio polifunzionale- dal Comune di Bergamo e regolato da una apposita Convenzione, richiede da tempo interventi abbastanza impegnativi per una riqualificazione funzionale, tecnica, estetica.
Il progetto, che a breve verrà presentato per l’avvaloramento all’Amministrazione Comunale, prevede interventi e migliorie su arredi, tecnologie, apparati e impiantistiche, accessi…insomma, un intervento che favorirà il lavoro dei quattro soggetti che il Teatro lo vivono insieme: gli artisti, affinché i loro spettacoli possano essere realizzati al meglio delle loro qualità; i tecnici, che non dovranno industriarsi per risolvere criticità ambientali e soprattutto perdere tempo per carico-scarico attrezzature illuminotecniche e foniche (che saranno in dotazione fissa alla Sala); gli organizzatori, che operano nell’intercapedine che sta fra artisti e spettatori, fra opera e destinatario, per favorire la relazione più stretta possibile (e da questo risultato trarre gratificazione culturale e professionale); il pubblico, che metto per ultimo in realtà per enfatizzarne il ruolo, senza il quale il nostro modo di fare teatro non avrebbe ragione di esistere.
Ci piace vederlo il pubblico, meglio se tanto, non solo perché concorre col suo ticket -come fa per il Sistema Sanitario Nazionale- alla parziale (a volte, ahinoi, parzialissima) copertura dei costi d’impresa assai elevati (il Lavoro è un patrimonio importante, però costa!), ma perché ci dà respiro, forza, energia, motivazione. Coi suoi applausi e anche con le sue osservazioni critiche, col suo sguardo e le sue domande, con la fiducia e l’incitamento, che ci aiutano anche ad investire sui giovani attori, tecnici e organizzatori per garantire nel futuro prossimo la continuità di un presidio di arte e cultura dedicato ai bambini, ai ragazzi, alle famiglie, agli studenti che incontreranno questo mondo e questo linguaggio.
Ma oltre che il “nostro” lavoro (produrre, distribuire e ospitare spettacoli, promuovere, fare convegni e piccola editoria, formazione ecc ecc) costa anche la riqualificazione degli spazi, il loro ammodernamento e migliore funzionalizzazione.
Quand’ero bambino, nel mio paese ogni anno passava il cosiddetto Frà Sircòt. Era un frate, con saio, cordone e sandali d’ordinanza, chiedeva qualcosa, per sé e per aiutare i bisognosi. Mia mamma gli diceva sempre, con affetto, di ricordarsi soprattutto dei bisognosi, perché la tonda, robusta e prospera figura fisica tradiva un certo qual trattamento -almeno quello alimentare- non proprio ispirato ad austerità e frugalità. Ma a me poi diceva che magari era semplicemente grassottello per una disfunzione. Un po’ difficile per me.
Beh, io non sono grassottello, sono freddoloso e d’inverno non porto i sandali. Faccio effettivamente una vita sobria, senza sprechi e assurdi comportamenti consumistici.
Ma oggi mi tocca fare il Frà Sircòt per raccogliere donazioni a favore della riqualificazione del Teatro. Un Teatro per tutti, capace di mettere insieme generazioni diverse, di parlare al quartiere facendosi percepire come una cosa “sua”, preziosa, che è bello avere lì così pieno di iniziative e occasioni; in grado anche di attrarre pubblico da tutta la città e il territorio, come anche dalle province limitrofe.
Paolo Grassi, cofondatore con Giorgio Strehler del Piccolo Teatro di Milano, figura decisiva nel configurare un primo esempio di sistema teatrale italiano già nel primo dopoguerra, notissimo a teatranti e addetti ai lavori, meno al grande pubblico e alle generazioni under 50-55, diceva già tanto tempo fa: <<Il teatro è un diritto e un dovere per tutti. La città ha bisogno del Teatro. Il Teatro ha bisogno dei cittadini>>.
Ecco, siete e siamo tutti cittadini: spettatori, professionisti del teatro, docenti, educatori, amministratori pubblici, operatori culturali e del sociale, genitori… Oggi chiediamo una mano che vada oltre all’acquisto di un biglietto (sempre popolare, non abbiamo mai escluso alcuna condizione sociale) o di uno spettacolo (da quanto tempo i cachet sono fermi? e quale forbice incredibile esiste fra i cachet degli spettacoli “per i grandi” rispetto a quelli “per i piccoli”?).
Questa mano consiste nel donare, anche poco o pochissimo -ma in tanti!- anche solo 5 – 10 euro. Anche di più, naturalmente! (meritandosi alcune ricompense a seconda del quantum). Io (ma non solo io), per esempio, ho voluto “conquistare” il diritto di mettere il mio nome su una delle nuove poltroncine che formeranno la platea. Narcisismo? No! è che dopo decenni di sangue e sudore un posto lì, proprio lì, me lo voglio godere! Ma, ripeto, anche pocopoco ci aiuterà a raggiungere l’obiettivo, ambizioso ma non velleitario, di raccogliere 100.000 euro sui 250.000 per i quali dobbiamo attivarci per i primi e più impegnativi lotti previsti dal progetto.
100.000 euro è la somma indicata sulla piattaforma di Crowdfunding dedicata alla raccolta. Ma è una prima iniziativa. Non pensiamo che nei 10 giorni che mancano alla scadenza (31 ottobre) si possa cogliere quel risultato. E infatti da novembre fino al termine della stagione ci saranno nuove modalità che indicheremo a chi scoprirà più avanti questo progetto (Art Bonus, feste, occasioni particolari e inusuali…). Ma almeno abbiamo iniziato e tutto quello che arriverà sulla piattaforma alleggerirà il carico per i passi successivi.
Per questo è importante già oggi fare una piccola donazione! Per comprendere che sì, possiamo farcela a condividere con altri parte dell’impegno in una sorta di ‘azionariato popolare’ che ci affianchi nei bilanci e nei budget sui quali andremo ad esporci (in realtà abbiamo già cominciato, finanziando direttamente i primissimi interventi, non potevamo esimerci dal farlo innanzitutto per rispetto verso il nostro pubblico).
Così come gli spettatori o chi volesse venirci a trovare nella sede operativa nel quartiere di Loreto, in largo Guglielmo Roentgen, potrà fare anche donazioni in contante (prima o dopo gli spettacoli, o in orario d’ufficio in biglietteria, o usare il POS senza portare contanti…).
Questo dovevo dire, l’ho detto, col cuore in mano e con speranza e fiducia. Sarà vero che, come recita il motto popolare, la fortuna aiuta gli audaci? Siamo audaci, siamo nati audaci. E in tutto quello che abbiamo combinato in questi 30anni di Pandemonium Teatro -1988/2018- (che diventano 40anni di professione teatrale per i suoi fondatori!) a dire il vero la fortuna non ci ha visti da vicino. Infatti è cieca, forse qualche volte ci è passata accanto per sbaglio, perprendere poi altre strade. E infatti non chiediamo alla Dea bendata di sbendarsi, chiediamo a chi ci conosce bene e chi così così di guardarci bene, di avere gli occhi aperti e decidere, in serenità e coscienza se davvero un aiuto non lo si meriti. Poco, ma in tanti. Perché il buon teatro lo si fa in tanti!
Grazie!
Mario Ferrari
Direzione Generale
P.S. traduzione dal bergamasco all’italiano di Frà Sircòt: Frate che va alla Cerca (ovvero ‘chiede’)
Per donazioni online:

Il video racconta in sintesi attraverso le nostre voci il senso di questa avventura, le modalità tecniche per donare (Carte di credito, Poste Pay, Bonifico bancario), un estratto degli intenti progettuali sull’immobile… E se avete necessità di parlare, avete domande e curiosità che il web non è in grado di soddisfare, non fatevi scrupoli, chiamateci! Infoline 035 235039