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Ogni benedetta domenica… Quella maledetta domenica!

23 Febbraio 2020 – 23 Febbraio 2021

Ogni benedetta domenica… Quella maledetta domenica!

Un ricordo-riflessione di Mario Ferrari e tre brevi testimonianze video di nostri attori che quel giorno sarebbero dovuti andare in scena:
Tiziano e Giulia Manzini, Flavio Panteghini.

Il 23 febbraio 2020 era una domenica. Una domenica di lavoro, come capita spessissimo per chi fa teatro, tanto più se si tratta di Teatro Ragazzi.

I fine settimana, con particolare attenzione al festivo per eccellenza, sono ormai da decenni diventati i momenti di fitte e ricche programmazioni dedicate alle famiglie, con spettacoli in pomeridiana, nei tanti teatri sparsi per l’Italia che programmano offerta culturale in questo campo.

E noi eravamo al lavoro, appunto. Ci trovavamo in due comuni lombardi con due produzioni diverse, in contemporanea. Scene e tecnica montati o “montandi”, pronti ad andare in scena.

L’aria era cupa, sapevamo che quel giorno sarebbe stato l’ultimo di attività recitativa <<per un po’>>. A mezzanotte di quel giorno, infatti, scattava la chiusura di teatri e cinema. Ma non saremmo andati in scena, in uno dei due teatri un sindaco, nell’altro un assessore che a perdifiato raggiungevano il palco per dirci che avevano deciso di chiudere anticipatamente. Così sarebbe stato quasi ovunque.

Non sapevamo quanto sarebbe durata, le “voci” (con cui avremmo imparato ad avere una certa consuetudine nei mesi successivi, fino ad oggi… imparandone inaffidabilità e volatilità) parlavano di qualche settimana: a fine marzo, primi di aprile avremmo riaperto, dopo un mese di sana reclusione.

Di lì a poco avrebbero chiuso le scuole, le biblioteche… insomma, i pilastri su cui si regge il lavoro nostro e di tantissimi colleghi si sgretolavano come argilla: teatri, scuole, biblioteche, musei e gallerie, famiglie… tutta la cornice dei nostri Destinatari privilegiati si sbrindellava d’un colpo.

Marzo è stato un mese tragico, iperansiogeno, con intorno la nostra gente che cadeva come mosche: grande smarrimento, difficoltà a comprendere lucidamente la portata degli eventi. Ciò con la necessità di dover prendere provvedimenti, capire quali strumenti sarebbero stati più adatti a fronteggiare l’emergenza, soprattutto con attenzione a tutelare il lavoro di tante persone.

Già, il Lavoro. La stagione 2019-20 sarebbe stata una delle migliori in assoluto di questi anni, un autunno di grande impatto sia nella città che nel territorio; una ripartenza dopo le Feste Natalizie davvero soddisfacente, tanto pubblico, tante belle reazioni, tanta Comunità che si rifletteva nei teatri. E un avvio di tournée decisamente forte, con davanti un periodo intensissimo di lavoro in tutta Italia fino ai primi di giugno, quando poi avremmo dato il via alla stagione estiva, negli spazi aperti di Bergamo e tante città italiane.

Avremmo avuto un “triduo mensile” -marzo, aprile, maggio- come non vedevamo da tempo: spettacoli per ogni età, pomeridiane, serali, scolastiche; tanti laboratori, letture teatrali nelle biblioteche, progetti speciali, eventi legati a importanti ricorrenze civiche e religiose, l’avvio delle prove per i nuovi spettacoli che avrebbero debuttato a novembre (poi cancellate perché domenica 25 ottobre sarebbe stata l’ultima occasione per andare in scena, dal giorno dopo chiusi di nuovo dopo la promettente ma illusoria libertà estiva).

Danni materiali impressionanti per una piccola impresa come la nostra, clima emotivo difficile da governare. Ma ci abbiamo provato, abbiamo raccolto le energie e con una “unità di crisi” abbiamo presidiato la nostra esistenza professionale e creato le condizioni per rimanere in piedi nei mesi, anzi nell’anno successivo.

Un anno! Un anno in cui ci siamo sentiti orfani delle nostre case e fabbriche di cultura, di relazioni, di senso. Un vuoto che abbiamo cercato di colmare guardando al web come temporanea spiaggia su cui collocare i nostri corpi di naufraghi esausti. Con qualche risultato, che ci ha sorpreso: oltre 100.000 visualizzazioni nella sola primavera 2020 per le Storie Contagiose che abbiamo registrato in teatro sotto forma di letture individuali o collettive. Ci è parso un modo per non far sentire soli i nostri spettatori… ma anche per non sentirci, noi, artisti, operatori, tecnici, abbandonati a una deriva permanente.

Le Domeniche per le famiglie. Benedette (le une e le altre!). L’arte, la cultura, la Festa…

“Ogni maledetta domenica” avrebbero detto Oliver Stone e Al Pacino. Per noi, invece, benedette, un po’ come a Messa, dal miracolo laico rinnovato ogni volta in una comunione fra Artisti e Spettatori, fra Opera e Destinatario.

Benedette, tranne quella, indimenticabile, triste, controversa, maledetta Domenica.

Quel 23 Febbraio entrerà ormai a pieno titolo nel calendario delle date importanti, belle o brutte che siano. Ce ne ricorderemo per sempre, insieme al disastro culturale che ha inaugurato, attorniato da lutti, disperazione, solitudine, povertà crescente.

Ma la solitudine si combatte cercando alleanze, stringendo e dando senso alle amicizie. E’ una intera Comunità che deve rialzarsi, per farlo serve uno sforzo collettivo, armonico, di reciproca comprensione, con una buona dose di empatia diffusa, senza la quale difficile farcela. Dobbiamo rieducarci a riconoscerci nell’Altro e costruire un patto di mutuo sostegno.

Risollevarsi dopo la caduta.

Come diceva il grande Cassius Clay/Muhammad Alì: <<Dentro un ring o fuori, non c’è niente di male a cadere. È sbagliato rimanere a terra!>>

Noi vogliamo spiccare di nuovo il volo! Insieme a tutti, in un grande e mutevole stormo variopinto.

Mario Ferrari